Riflessione per la Quaresima 2018 di Mons. Giovanni Intini

SULLA STRADA DELLA CONVERSIONE, PROTESI ALLA RISURREZIONE

Carissimi amici,

il nostro pellegrinaggio di fede che è l’anno liturgico è giunto alla tappa importante della Quaresima, che ci condurrà al cuore del Mistero Cristiano: la Pasqua del Signore.

La Quaresima è un passaggio importante del nostro cammino di crescita nella fede; ma non possiamo più dare per scontato che tutti abbiano la consapevolezza di questa importanza.

Anzi forse anche nelle nostre Comunità parrocchiali, Quaresima é  diventato semplice sinonimo di meccanismi organizzativi da mettere in atto: Via Crucis, allestimento dei Riti della Settimana Santa, con particolare cura per “le tradizioni” e magari frettolosa esecuzione dei riti liturgici, un po’ di carità,  per quelli all’antica,  l’astinenza dalla carne il venerdì e per qualche fedelissimo anche il digiuno il Mercoledì delle ceneri e il Venerdì santo.

A me verrebbe da dire: tutto qui? Può bastare questa veste esteriore, tra l’altro nemmeno più tanto percepita dalla maggioranza della nostra gente, più propensa alle sollecitazioni di Facebook che ai ritmi del calendario liturgico?

Penso proprio di no… Fin dai tempi dei Profeti, ce ne parla l’Antico Testamento, Dio si dice disgustato dagli incensi, dai sacrifici, dai digiuni, dalle elemosine, dalle preghiere fatte solo con le labbra.

Dio prova fastidio per una religione dell’apparenza, oggi diremmo dello scenario che non corrisponde a un rinnovamento del cuore e della vita.

E attraverso il Profeta Isaia fa appello al Suo popolo: “Lavatevi, purificatevi, allontanate dai miei occhi il male delle vostre azioni. Cessate di fare il male, imparate a fare il bene, cercate la giustizia, soccorrete l’oppresso, rendete giustizia all’orfano, difendete la causa della vedova…” ( Isaia 1, 16-17).

Nella pienezza dei tempi, al Profeta Isaia fa eco lo stesso Gesù che educando i discepoli a puntare sulla centralità e qualità del rapporto con Dio, piuttosto che sulle tante tradizioni degli uomini che spesso finiscono per essere in contrasto con i comandamenti del Signore, invita a una seria cura del cuore, perché é la cabina di regia delle azioni dell’uomo.(Mc 7,6-9.20-23).

Infatti nel cuore sono concepite le tante cattive azioni che spesso caratterizzano il vissuto anche dei credenti, quando si limitano ad onorare Dio con le labbra ma il loro cuore é legato ad altri idoli.

La Quaresima allora, non è solo  un tempo di riti, pie pratiche, tradizioni e tanto altro, ma anche un tempo per la RIFORMA del CUORE, della VITA, delle RELAZIONI, del nostro VISSUTO in tutte le sue dimensioni personali, familiari, ecclesiali e sociali.

Quando nei primi secoli della vita della Chiesa il battesimo veniva amministrato agli adulti, il catecumeno prima di scendere nella vasca battesimale, faceva la rinuncia a Satana e la professione di fede nella Santa Trinità e la faceva non solo attraverso una attestazione verbale ma

anche con un gesto fisico.

Voltava le spalle all’occidente, il luogo dove tramonta il sole, casa delle tenebre, direzione del male a cui rinunciava e volgeva il volto a oriente, dove sorge il sole, luogo della luce, direzione del bene che doveva ispirare una vita bella, di fede.

Cristo diventava così l’orientamento sicuro per vivere la vita buona del Vangelo.

La Quaresima è il momento opportuno per ripetere nel nostro cuore questo gesto e verificare se la nostra vita è orientata a Cristo; tanto più che al termine del cammino penitenziale della Quaresima, nella grande Veglia Pasquale, ci sarà chiesto di rinnovare le promesse battesimali.

Questo non è un momento formale ma l’opportunità di riappropriarci di uno stile di vita, dopo un attento cammino di conversione.

La Quaresima chiede prima di tutto la CONVERSIONE PERSONALE, una attenta verifica del nostro stile di vita, delle nostre abitudini, dei legami, delle direttrici che ispirano le nostre scelte e il nostro vissuto.

Anche a noi come a Nicodemo, nella sua visita notturna, Gesù chiede di “nascere dall’alto”: di cambiare mentalità, di adottare il Vangelo come criterio ispiratore delle scelte di vita.

Conversione è “venire alla luce”; le parole di Gesù non si prestano a equivoci: “Chiunque infatti fa il male, odia la luce, e non viene alla luce perché le sue opere non vengano riprovate. Invece chi fa la verità viene verso la luce, perché appaia chiaramente che le sue opere sono state fatte in Dio.”( Gv. 3,20-21).

È bello trovare la forza e il coraggio fare verità sulla nostra vita, per verificare se le nostre azioni sono fatte in Dio e fare così in modo che l’annuale celebrazione della Pasqua sia per noi una occasione di rinascita.

La nostra Chiesa diocesana di Tricarico in quest’anno pastorale sta facendo un cammino di riflessione e formazione sul sacramento del Matrimonio.

Quale occasione migliore la Quaresima, perché ogni famiglia cristiana possa crearsi momenti di discernimento domestico per avviare una CONVERSIONE FAMILIARE?

Sarebbe bello se ogni famiglia programmasse per il periodo quaresimale, un giorno a settimana in cui ritrovarsi nel “santuario familiare” intorno alla Parola di Dio per fare una revisione di vita.

Per raccontarsi le luci e le ombre della convivenza familiare di ogni giorno, per ridare forza alle relazioni indebolite, per chiedersi scusa degli atteggiamenti ostili e celebrare le gioie che il Signore offre ogni giorno a tutta la famiglia attraverso i doni dei singoli componenti.

Sono certo che la mensa pasquale di queste famiglie coraggiose sarà una sinfonia di Alleluia cantati con la vita.

Il Mercoledì delle ceneri, nel momento di varcare la porta santa della Quaresima, ascolteremo le parole del profeta Gioèle: “Suonate il corno in Sion, proclamate un solenne digiuno, convocate una riunione sacra. Radunate il popolo, indite un’assemblea solenne, chiamate i vecchi, riunite i fanciulli, i bambini lattanti…” (Gioèle 2,15-16).

Forse è Il caso di accogliere l’invito del profeta e creare come Comunità parrocchiali momenti di discernimento comunitario per avviare un processo di CONVERSIONE ECCLESIALE che ci aiuti a riscoprire la nostra presenza sul territorio come città collocata sul monte.

Geograficamente quasi tutti i nostri paesi rispondono a questo requisito, ma la collocazione geografica coincide anche con la responsabilità pastorale e missionaria?

Le nostre Comunità parrocchiali sono città collocate sul monte, cioè comunità profetiche capaci di scrutare i segni dei tempi e interpretarli alla luce del Vangelo?

Qual’é la nostra testimonianza di discepoli del Crocifisso Risorto davanti alle ansie, agli affanni, alle contraddizioni, alle paure e alle speranze dei territori che abitiamo?

La sfida di essere città collocate sul monte mi sembra che passa attraverso la sfida educativa e formativa di cui le nostre Comunità parrocchiali si devono fare carico.

Dobbiamo investire sempre più sull’educazione e formazione soprattutto dei nostri giovani; ce lo chiede il futuro!

Il prossimo Sinodo dei giovani ci incoraggi a fare sempre più delle nostre parrocchie dei veri e propri laboratori vocazionali, dove l’annuncio del Vangelo intercetti le domande del cuore dei nostri giovani e avvii processi di discernimento che possano portare a scelte di vera felicità.

La forza del Vangelo di Cristo ci deve anche aiutare a osare i sogni…

È fuori luogo sognare che la Quaresima faccia partire per credenti e non, per tutti gli uomini e le

donne di buona volontà, un percorso di CONVERSIONE SOCIALE?

Ciascuno dal proprio punto di vista ma in cammino comune di dialogo e ascolto, non è giunto il momento di deporre gli interessi di parte per promuovere il bene comune, il bene di tutti?

La nostra bella terra di Basilicata attende di essere irrigata da progetti di speranza, per deporre le vesti della sopravvivenza e spiccare il volo verso una progettualità capace di uno sviluppo per tutti, con tutti, di tutti, per il bene di tutti.

Una ecologia integrale costruita sulla dignità della persona e la promozione del bene comune é la vera conversione che la nostra casa comune attende con sempre più inquietudine.

A questo sogno di una possibile conversione sociale, noi credenti dobbiamo contribuire come sale della terra e luce del mondo, senza alcuna pretesa di superiorità o pubblicità ma con la consapevolezza che la città dell’uomo quando è illuminata dalla luce naturale del Vangelo di Cristo diventa laboratorio di umanità, solidarietà e accoglienza della diversità.

Una delle immagini più belle che Gesù usa nel Vangelo e che la liturgia ci riproporrà nel cammino quaresimale è quella del chicco di grano caduto in terra: “…se il chicco di grano, caduto in terra, non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto.” (Gv. 12,24).

Questa immagine che ci ricorda come anche il ritmo naturale impresso dal Creatore al creato è un ritmo pasquale di morte per la vita, é, prima di tutto, una nota autobiografica che ci riporta alla vicenda pasquale di Gesù che ci apprestiamo a rivivere nella liturgia.

Lui è il chicco di grano di grano caduto in terra che ha prodotto il frutto della nostra salvezza.

Questo chicco di grano interpella anche noi, ci invita a valutare seriamente la possibilità di imprimere una dinamica pasquale alle vicende del nostro vivere quotidiano.

Non basta dire che il Mistero Pasquale di Gesù è il fondamento della nostra fede, oltre all’attestazione dottrinale serve una corrispondenza esistenziale di vita quotidiana.

Il cammino di conversione quaresimale nasconde in se alcune domande fondamentali: Vuoi adottare nella tua vita e nel tuo agire quotidiano una dinamica pasquale di morte per la vita?

Sei disposto a morire nella fedeltà, nella coerenza, nell’offerta di te stesso, nell’onestá, nella sincerità, nell’amore alla verità per risorgere a una vita onesta, armonica e libera?

Sarebbe incompiuta una Pasqua celebrata solo liturgicamente senza ricadute concrete sul nostro vissuto personale, familiare, ecclesiale e sociale.

Ci attende un “lavoro pasquale” in quel cantiere sempre più complesso che è la nostra vita, e il lavoro è imprimere un ritmo di morte e risurrezione al nostro vivere concreto, per tradurre il nostro Credo dottrinale in chiare scelte esistenziali e diventare finalmente quello che già siamo sacramentalmente per il battesimo: risorti, operatori di progetti di resurrezione.

Dunque, una seria conversione per una permanente resurrezione: questo il cammino che lo Spirito di Dio ci propone.

Chi ha orecchi, ascolti ciò che lo Spirito dice a noi Chiesa di questo lembo di Basilicata.

Grazie, Signore,

che ancora ci doni la possibilità di ravvederci e salvarci:

almeno in questo tempo si faccia più intensa la preghiera:

tacciano le passioni, si convertano i cuori,

si aprano le menti alla tua Parola

che di giorno in giorno ci accompagna

nel grande cammino verso la tua e nostra Pasqua.

Grazie allo Spirito che ti ha condotto nel deserto

per essere tentato anche tu, Signore,

così ci puoi ancor più capire, noi siamo le tue tentazioni:

sensi che urlano e magie e superstizioni

e fame di prodigi e di grandezze, orgogli che impazzano,

e la mente sempre più turbata e smarrita:

Signore, benché non capiamo, noi ti crediamo per questo:

perché sei tentato come uno di noi

e tu per noi hai vinto, da solo:

se ci vuoi salvare, Signore,

non lasciarci soli nella tentazione.

Amen.

Padre DAVID MARIA TUROLDO