SANTUARIO DI SANTA MARIA DI FONTI

II nome proprio di questa Madonna e del suo santuario è come recita l’ufficiatura liturgica: S. Maria Fonte di Grazie”.
È il santuario diocesano della diocesi di Tricarico ed è proprietà del Capitolo Cattedrale di Tricarico, territorio della parrocchia Cattedrale di S. Maria Assunta in Tricarico.
Il santuario è situato a circa 12km a nord-ovest di Tricarico a mt 824 sul livello del mare, immerso nel bosco comunale di Fonti, composto da alberi di querce, cerri, castagni e faggi. È situata a poche decine di metri dal confine col territorio di San Chirico Nuovo.
Dove ora sorge la chiesa vi sarebbe stato anticamente un roveto impenetrabile. Un mandriano, avendo smarrito una delle migliori vacche, la ritrovò piegata sulle gambe posteriori intenta a fissare l’immagine della Vergine dipinta su un muricciolo diruto e corroso.
L’affresco è collocato sull’altare maggiore all’interno di una nicchia sulla quale è una tela raffigurante la Ss. Trinità.La Vergine è rappresentata assisa: ella sorregge tra le braccia il Bambino che con la destra benedice e con la sinistra regge la sfera del mondo sormontata da una croce. Alle spalle della due figure è rappresentato un baldacchino, mentre due angeli incoronano la Madonna. Alla base dell’immagine era dipinto un piccolo pozzo, ora il restaro a messo alla luce che l’originale è una “fonte battesimale”.
Nell’interno della nicchia, una iscrizione data 1902, dice così: (IANUARIUS QUERCIA JUNI MENSE 1902″ ( Germano Quercia, mese di giugno 1902). Si trattava di una ridipintura di scarsa qualità di un affresco probabilmente tardo-medioevale, risalente intorno al XV secolo, improntato alle tante immagini mariane di ascendenza tardo-bizantina, riscoperto e restaurato a cura del Capitolo Cattedrale, dalla restauratrice Rita Padula di Matera nel 1996.

Nel mese di maggio e in parte anche in quello di giugno si svolgono pellegrinaggi dai paesi vicini in domeniche diverse secondo un ordine prestabilito. Nel passato venivano a Fonti pellegrini delle regioni contermini: dalla Puglia (provincia di Bari), Campania (provincia di Salerno), Abruzzo e Calabria. Oggi il raggio d’azione si estende ai centri di Accettura, Acerenza, Albano, Anzi, Brindisi di Montagna, Calciano, Calvello, Campomaggiore, Can-cellara, Castelmezzano, Garaguso, Grassano, Irsina, Laurenzana, Olivete Lucano, Oppido Lucano, Pietragalla, Pietrapertosa, Potenza, San Chirico Nuovo, San Mauro Forte, Tolve, Trivigno, Vaglio.
Venivano a piedi i fedeli, qualunque fosse il tempo, molti a piedi scalzi, altri a schiena di muli o su carri agricoli, e passavano la notte in veglia nel Santuario, alternando canti e preghiere, vivendo quello che chiamano ” il trapazzo”, cioè la sofferenza voluta e creduta come componente essenziale della loro visita di pellegrini alla Madonna.
Discutibile questo modo di fare, che con paziente opera di persuasione si è cercato di modificare, tuttavia espressione di una semplicità di fede e povertà di costumi che quella gente pensa ancora di poter testimoniare nella Casa della Madonna.